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ARCHIVIO ARGOMENTO DEL GIORNO


Protezioni & Fusibili

Prendo spunto da una interessante domanda posta sul forum di VIDEO HIFI, per approfondire la questione relativa ai fusibili utilizzati negli stadi finali dei prodotti NORMA.

Innanzitutto bisogna partire dal fatto che i dispositivi finali di potenza in un amplificatore svolgono un compito assai gravoso, dovendo erogare la corrente richiesta dal carico e di conseguenza dissipare potenza.

In un amplificatore ideale, la corrente di uscita non dovrebbe essere limitata, consentendo quindi la connessione di ogni tipo di carico in uscita. Tuttavia, corrente non limitata equivale a potenza dissipata a priori non quantificabile, e quindi, potenzialmente in grado di superare il valore massimo che porta alla distruzione fisica del transistor stesso.

E' per questo motivo che esistono, in quasi tutti gli amplificatori, le limitazioni sulla corrente di uscita. Limitando la corrente, in qualche modo si limita di conseguenza anche la potenza dissipata.
Le tecniche di limitazione della corrente sono di vario tipo ma essenzialmente le più utilizzate consistono in una tecnica di limitazione del segnale di pilotaggio dei dispositivi finali.
Per funzionare esse necessitano inevitabilmente di alcuni componenti elettronici, non strettamente indispensabili al compito di amplificazione.
Essi sono essenzialmente due :
- sensori di corrente (resistenze) poste in serie al terminale del transistor da dove "esce" la corrente (emettitore per i transistor bipolari, source per i Mosfet).
- transistor di limitazione che (su comando del sensore di corrente) intervengono a limitare il pilotaggio dei dispositivi finali.
Per completezza va detto che esistono pochissimi casi in cui il meccanismo di protezione è molto più sofisticato e basato sulla misura in tempo reale della potenza realmente dissipata dai finali.
Si tratta indubbiamente della tecnica migliore; il limite è costituito essenzialmente dalla complessità di implementazione e dal conseguente costo, che può arrivare ad essere paragonabile a quello degli stadi di amplificazione stessi.

Ciò detto, come ha affrontato NORMA la questione delle protezioni ?

Dalle innumerevoli prove condotte, abbiamo sempre verificato che i dispositivi di limitazione elettronici purtroppo fanno sentire la loro influenza anche in condizioni di non intervento.
Ciò è dovuto essenzialmente alle caratteristiche di trasparenza e neutralità della circuitazione adottata nei prodotti NORMA, in grado di "far sentire" anche contaminazioni che solitamente rimangono al di sotto del rumore e della distorsione intrinseca degli amplificatori.
Dato che per noi è imprescindibile la qualità del suono riprodotto, abbiamo di conseguenza evitato l'utilizzo di queste tecniche.

Nei prodotti NORMA, la protezione degli stati finali è essenzialmente basata dal sovradimensionamento degli stadi finali e dall'adozione di fusibili (rapidi) in serie alla alimentazione dei finali stessi.

Il sovradimensionamento è anche derivato dall'obbiettivo di incrementare il più possibile la corrente di uscita disponibile.
I dispositivi finali di potenza adottati dispongono (per ogni transistor) di una corrente di uscita pari a 12A continui (48A di picco) e 150W di potenza massima dissipabile.

Nel caso del REVO50 (ora REVO70) si utilizzano 2 finali per ogni canale (uno per ogni polarità); di conseguenza la corrente massima disponibile al in regime continuo è teoricamente di 12A (48A di picco). Per comprendere l'elevato margine di sicurezza intrinseco, si consideri che 50W/8ohm corrispondono a 2.5A continui RMS mentre a 140W/4ohm tali valori corrispondono a rispettivamente a 5.0A.
Come si vede il margine di sicurezza è molto ampio.

Nel caso del IPA-100R abbiamo 2 coppie per ogni canale e quindi 24A di corrente continua disponibile (96A di picco). 100 W/8ohm corrispondono a 3.5A mentre 200W/4hm a 7.0A.

Nel calcolo si è considerato che nei prodotti NORMA, passando da 8 a 4 ohm la potenza raddoppia in accordo con il modello teorico.

Il valore scelto per i fusibili di protezione è stato dimensionato tenendo conto sia della potenza (corrente) erogata, che del margine di sicurezza dovuto alla potenza disponibile dalla batteria di dispositivi finali.
Di conseguenza il valore scelto è un compromesso fra le due istanze, tenendo sempre in primo piano la massima affidabilità, sia dell'amplificatore che del diffusore collegato.
A conferma della efficacia di questa strategia di protezione, in tanti anni è capitato solo su 2 apparecchi di dovere sostituire i transistors finali di potenza perché "bruciati"; ed in uno dei due casi, ciò è stato dovuto a fusibili non idonei (ritardati anziché rapidi) sostituti su iniziativa del cliente.

Riteniamo che, dato anche il costo esigue di un fusibile, è meglio che si bruci un fusibile in più piuttosto che uno in meno, con conseguenze assai peggiori.

Nelle prove tecniche effettuate ad esempio da AUDIO-REVIEW, i fusibili sono intervenuti nel corso delle misure di potenza in regime stazionario continuo in quanto al diminuire del carico la corrente erogata si avvicina sempre più al limite del fusibile fino al suo intervento. Dato l'ampio margine di sicurezza avremmo potuto modificare il valore dei fusibili sull'esemplare inviato in prova; abbiamo ritenuto però più corretto non modificare nulla ed inviare un esemplare del tutto "normale".

Esistono poi altri 2 aspetti da considerare.

Gli Audiofili Italiani, sono in generale utenti precisi ed attenti, che raramente si mettono in situazioni imbarazzanti dal punto di vista tecnico (almeno ciò possiamo dire per gli utenti NORMA con cui siamo entrati in rapporto); ciò non vale invece per tutti gli altri paesi.
Ad esempio, in Giappone, sembra che la attività preferita dagli Audiofili, sia escogitare un nuovo modo per rompere un apparecchio. Ho visto foto di installazioni da fare inorridire chiunque abbia un minimo di scrupolo tecnico. In virtù di ciò quindi, meglio mettersi in una situazione di prudenza.

L'altro aspetto è legato alla natura stessa del segnale musicale.
Va tenuto presente che un segnale musicale è ben diverso da un segnale sinusoidale, presenta infatti un rapporto di cresta che può variare da 1:10 fino a 1:100 nelle migliori registrazioni.
Ciò significa la potenza media erogata (per certi versi assimilabile al valore continuo di corrente) è molto inferiore al valore di picco della potenza stessa (per certi versi assimilabile al valore di picco della corrente).
Ne consegue che anche utilizzando l'amplificatore al massimo della sua erogazione, in prossimità del clipping con il picco dei segnali più intensi, in realtà il valore medio di corrente rimane molto più basso, tale da non fare intervenire i fusibili.

L'esperienza di questi anni, consente di affermare che praticamente mai è intervenuto un fusibile durante una normale riproduzione musicale, anche ascoltando al alto volume. Può essere più probabile che ciò accada quando "ci si fa prendere la mano" e si continua alzare, "ingannati" dal fatto che anche se in saturazione ai picchi, il suono è sempre "bello". Così si spinge però l'amplificatore in una condizione anomala, più pericolosa per il tweeter dei diffusori che per l'ampli stesso. Anche per questo motivo sono stati disposti i fusibili, assai più semplici ed economici della sostituzione di un trasduttore.

Tuttavia, per correttezza, va detto che in taluni casi i fusibili sono "saltati" per un altro motivo, motivo legato al transiente di accensione.
Durante questo transiente, quando i condensatori si caricano ed i punti di lavoro non si sono ancora stabilizzati, può verificarsi un assorbimento anomalo degli stadi finali. Assorbimento di brevissima durata, ma alle volte tale da fare intervenire le protezioni. Ciò può accadere specialmente quando si riaccende l'ampli appena dopo averlo spento (quindi con le capacità ancora a carica parziale) oppure quando è da molto tempo spento o molto freddo, condizione in cui i condensatori hanno maggiore inerzia.

Per concludere questa disgressione in tema di fusibili, possiamo sintetizzare in questi termini :

1 - Per non compromettere le doti di trasperenza e di neutralità dell'amplificatore, non sono state implementate le classiche protezione a limitatore.

2 - L'unica protezione implementata, oltre al sovradimensionamento degli stadi finali, è costituita da fusibili rapidi.

3 - In condizioni operative normali, ovvero durante la riproduzione musicale, i fusibili non intervengono praticamente mai.

4 - Con misure elettriche in regime continuo e bassi valori di carico, è inevitabile che i fusibili intervengano. Per evitare ciò è sufficiente aumentarne il valore, dato che si tratta di condizioni controllate ed il margine di sicurezza è comunque molto ampio.

5 - Il principio di fondo è che, dato il costo ridotto e la non complessità dell'intervento, è meglio che un fusibile "bruci" una volta di più che una di meno; ciò a salvaguardia sia del diffusore che dell'amplificatore stesso.

6 - Nei casi in cui alcuni utenti abbiano dovuto sostituire i fusibili, possiamo pensare in positivo : in ultima analisi, manca la prova contraria; ovvero cosa sarebbe potuto accadere se non fossero intervenuti ?


Ringraziando chi ha avuto la pazienza di leggere, ogni commento o richiesta di approfondimento è bene accolta.

Enrico Rossi

Rumore & Trasformatori

Buongiorno,

Prendo spunto da un interessante argomento di discussione sul forum di Video Hi-Fi. Per una volta tento ci occupiamo di un argomento tecnico, ed in particolare del fatto che talvolta gli apparecchi audio emettono del fastidioso rumore (ronzio) durante il loro funzionamento.
Dato che spesso mi viene rivolta questa domanda, colgo l'occasione per portare in questa interessante discussione l'esperienza ed il punto di vista di un costruttore.

Innanzitutto c'è da dire che il tema in questione è un argomento tanto spinoso quanto annoso, ben noto (o almeno dovrebbe esserlo) a chi costruisce e quindi utilizza trasformatori di elevata potenza. Purtroppo è un tema che non ha ancora trovato una soluzione definitiva.

Le origini di rumore dovute al trasformatore di alimentazione sono essenzialmente due :
una di origine elettrica ed una meccanica (o meglio elettro- meccanica).

A) - La prima è dovuta al flusso disperso generato dal trasformatore stesso, che concatenandosi con il percorso del segnale elettrico utile (segnale audio) ne peggiore il rapporto S/N inducendo un ronzio a 50Hz e relative armoniche. Questo meccanismo, maggiormente evidente nelle apparecchiature che trattano segnali di basso livello (Pre Phono, preamplificatori ecc. ecc.) è immediatamente riconoscibile perché viene emesso direttamente dai diffusori. Tuttavia non è questo tipo di rumore quello oggetto di questa discussione.

B) - La seconda sorgente di rumore è dovuta alla presenza di vibrazioni meccaniche indotte nel trasformatore dal flusso magnetico presente all'interno del nucleo stesso. Queste vibrazioni possono creare rumore udibile attraverso due meccanismi distinti :

B.1) Eccitazione della struttura meccanica del contenitore, il quale diventa a sua volta emettitore di rumore.
L'entità del rumore parassita generato dal contenitore dipende, come è facile comprendere, da vari fattori, quali :
- l'entità del rumore meccanica primario generato dal trasformatore
- la sua distribuzione spettrale, in grado di eccitare diversamente le frequenze di risonanza del contenitore stesso
- la massa e la tipologia costruttiva del contenitore
- il sistema di fissaggio che vincola il trasformatore al telaio, il quale determina il grado di accoppiamento delle due strutture.

In questo caso possono essere utili gli interventi sul contenitore (smorzamento, aumento della massa, isolamento acustico ecc. ecc.).

B.2) Questa componete di rumore è quella generata direttamente dal trasformatore stesso, rumore definito di magnetostrizione (deformazione di un corpo dovuta alla sua magnetizzazione), avvertibile anche con il trasformatore non fissato al telaio, ma direttamente in aria libera. Spesso, se il contenitore è ben realizzato e quindi strutturalmente "sordo", diventa questa la componente principale di rumore avvertito dall'utente. Purtroppo è anche la più difficile da eliminare, anzi direi che una volta realizzato il trasformatore, è quasi impossibile agire direttamente su di essa.

Cerchiamo di vedere come essa si genera :

All'interno del trasformatore esiste un struttura ferrosa che determina un circuito magnetico; in esso circola il flusso magnetico generato dalle spire del primario. Questo flusso, variabile alla frequenza di 50 Hz (e relative spurie presenti sulla rete) induce delle microvibrazioni nella struttura ferrosa stessa.
L'entità di queste vibrazioni è influenzata da :
- Entità del flusso magnetico, in particolare dal valore di picco.
- Il tipo di materiale ferromagnetico utilizzato e dal suo punto di saturazione.
- La geometria della struttura meccanica e del circuito magnetico.
- Dalla cura con cui sono avvolti gli avvolgimenti, ed in particolare al "serraggio" degli stessi sul nucleo.
- Dalla presenza di eventuali trattamenti particolari, quali ad esempio la impregniazione o la resinatura.

E' importante capire cosa accade esattamente:
Perché il trasformatore abbia un buon rendimento ed una elevata potenza resa, il flusso magnetico deve essere il più elevato possibile; tuttavia il materiale magnetico ha un limite di accettazione, definito valore di saturazione; superato questo valore non ne accetta più e inizia ad assorbire e dissipare l'energia che il flusso magnetico porta con sé. Si potrebbe fare l'analogia con il comportamento di un classico amplificatore a transistor quando arriva alla saturazione; oltre quel valore si sente una distorsione evidente. Contribuiscono al raggiungimento della condizione di saturazione diverse cause :
- Valore di progetto troppo elevato per sfruttare il più possibile il trasformatore (ad esempio i trasformatori per illuminotecnica spesso ronzano che è un piacere, proprio perché sono "tirati per il collo", come si dice in gergo).
- Impurità localizzate nel materiale magnetico.
- Tensione elettrica del primario maggiore di quella di progetto (ad esempio 240V, anziché 220V)
- Frequenza di rete diversa da quelle di progetto ( 50Hz anziché 60Hz).
- Sovraccarico del trasformatore.
- Asimmetria dell'andamento del flusso magnetico stesso, dovuto ad esempio ad una componente continua (o comunque non simmetrica) in ingresso nel primario.

Questa ultima causa, nel caso di un trasformatore "sano" è la causa più frequente dei problemi che gli Audiofili incontrano. Ma ci si potrebbe chiedere, come mai nella rete elettrica, per definizione alternata a 50 Hz, può riscontrarsi la presenza di una componente continua ? E presto detto; immaginate il classico caso di un asciuga capelli con parzializzazione della potenza; spesso per semplicità costruttiva, questa parzializzazione è ottenuta con il semplice inserimento di un diodo in serie alla resistenza di riscaldamento. Così facendo il carico assorbe potenza (e quindi corrente) da una sola semionda. Per effetto della legge di Ohm, la corrente assorbita attraverso la resistenza elettrica dei fili dell'impianto, genera una caduta di tensione solo su di un semionda; possiamo per esempio avere che il valore di picco di una semionda risulti inferiore all'altra anche di qualche Volt. Se si misura il valore di componete continua in queste condizioni, si possono facilmente trovare anche valori di 2 o 3 Volt. Questa tensione continua, apparentemente piccola, trova al primario del trasformatore come "ostacolo" non la reattanza del trasformatore, ma la sua resistenza continua (di valore molto basso, se il trasformatore è ben realizzato) e quindi genera un campo magnetico statico anche molto elevato. Questo campo magnetico statico, sovrapponendosi a quello dovuto alla frequenza di rete del primario, porta molto facilmente alla saturazione (asimmetrica) del nucleo del trasformatore. Dalla saturazione al rumore, il passo è breve.
Se immaginiamo per un attimo quanti utilizzatori possono essere collegati sulla rete con carichi non simmetrici (quanti si staranno asciugando i capelli a mezza potenza ?) è facile capire perché ogni tanto i trasformatori ronzino. Infatti molti utenti avranno sperimentato come certi rumori, se ne vanno inspiegabilmente come sono arrivati, o sono presenti maggiormente in certi momenti della giornata.
Esistono in Italia dei veri e propri "buchi neri", zone nelle quali questo problema è maggiormente sentito, dovuto alla presenza di particolari situazioni di generazione, distribuzione e utilizzazione delle energia elettrica.


A parte ciò, molti utenti si chiedono come mai l'apparecchio X ronza e l'Y no ?

Anche qui non c'è solo una risposta, ma diversi fattori influenzano il risultato :
- Valore di progetto del flusso magnetico
Una scorciatoia che consente di "fare bella figura" con poco sforzo è quella di utilizzare un valore di flusso magnetico basso; anche in presenza di disturbi, di materiale ferromagnetico di scadente qualità o non costante come composizione, di sovratensione in ingresso o di altri situazioni, il trasformatore rimarrà silenzioso.
Soluzione perfetta quindi ?
Decisamente no, in quanto la potenza resa ne viene molto penalizzata( la curva di saturazione non è lineare e con essa la potenza resa). E' un po come avere un 2.000 di cilindrata e farlo lavorare solo a 3.000 giri massimo. E' vero che darà meno vibrazioni, ma darà molto meno potenza di uno che può arrivare a 6.000 giri. La mia personale sensazione, è che molti apparecchi di provenienza orientale (non Giapponese) siano silenziosi proprio per questo motivo; solitamente i nuclei magnetici che utilizzano nei trasformatori sono di così scarsa qualità (dall'esterno non è possibile vederlo) che se fosse dimensionati con un valore corretto di flusso magnetico, sarebbero assai più rumorosi.

- Qualità del materiale ferromagnetico
Esistono parecchie classificazioni di qualità di questo tipo di materiale, codificate da M0 a M5 con valori di saturazione (e costo) molto diversi. Un altro aspetto è dovuto al fatto che ormai è pressoché impossibile trovare del materiale ferromagnetico che derivi da minerale puro; è sempre aggiunto anche rottame metallico di recupero. Ciò porta ad avere una struttura cristallina della lamiera caratterizzata da cristalli più piccoli ed irregolari (maggiori probabilità di saturazioni localizzate).Mi è stato riferito da una ditta molto seria, specializzata in trasformatori, che solo in Giappone è possibile trovare materiale ferromagnetico derivato da minerale puro, ma che purtroppo non è disponibile per l'esportazione.
Al contrario nei trasformatori di provenienza Cinese capita di trovare nuclei magnetici realizzati con materiale decisamente non omogeneo e neppure fuso (prendono il materiale di risulta dalla tranciatura dei nuclei, lo sminuzzano e realizzano una sorta di "polpetta" serromagnetica di forma toroidale; tanto dall'esterno dopo l'avvolgimento nessuno può più vedere cosa è sotto)

- Geometria costruttiva.
Non tutti i trasformatori hanno le stesse caratteristiche generali. Ad esempio i trasformatori toroidali, tanto apprezzati in campo audio per il loro basso flusso disperso, hanno però una maggiore sensibilità intrinseca al problema della magnetostrizione, proprio per la forma circolare del loro nucleo. Per assurdo, un trasformatore a lamierini convenzionale, è avvantaggiato sotto questo aspetto, pur pagando poi lo scotto come flusso disperso e come ingombri. Infatti i toroidali sono molto utilizzati proprio per il loro ridotto ingombro e per il fattore do forma più "slim" rispetto al classico cubo del trasformatore a lamierini. Stando nel campo del toroidale, c'è poi da dire che, a pari potenza, trasformatori con rapporto di forma diversa (più stretto ma più alto o viceversa) hanno rumori di magnetostrizione diversi fra di loro.

- Trattamenti interni.
Per ridurre il rumore si possono effettuare trattamenti particolari come l'mpregnazione sotto vuoto che blocca ancora maggiormente i lamierini, oppure particolari trattamenti termici.

- Impregniazione esterna.
In alcuni apparecchi, soprattutto per motivi estetici, i trasformatori sono inglobati in una struttura meccanica cilindrica che li racchiude. Al loro interno il trasformatore è fissato mediante colatura di resina indurente. Dal punto di vista del rumore è una scelta controversa; c'è chi sostiene che in realtà lo aumenta (perché rende il tutto più rigido e meno smorzato) e chi invece sostiene lo riduca. La mia personale esperienza è che in realtà il margine di influenza è poco significativo in entrambi i casi, direi pochi dB di differenza.

Giusto per completare il quadro, ad esempio i trasformatori utilizzati negli apparecchi NORMA, sono tutti del tipo toroidale (ad eccezione di quelli di bassissima potenza destinati alla alimentazione in stand-by). Sono realizzati con il migliore materiale ferromagnetico disponibile in Europa, ulteriormente selezionato per avere il medesimo valore di saturazione in tutti i nuclei. Prima dell'avvolgimento ai nuclei vengono effettuati trattamenti termici e successiva impregniazione a vuoto. Il flusso magnetico è dimensionato in modo a trovare il compromesso fra potenza resa e immunità ai disturbi "esterni" . Anche con tensioni di 250v in ingresso devono rimanere silenziosi. Tuttavia per onestà ammetto che in certe zone d'Italia ed in certi momenti possono anch'essi diventare sorgente di rumore. Tuttavia non mi sento di ridurne ulteriormente il flusso magnetico con conseguenza perdita di potenza resa, che si tradurrebbe in minore "dinamica".
Ricordiamoci che in un amplificatore di potenza le correnti di carica dei condensatori elettrolitici, possono raggiungere valori di diverse decine (quasi un centinaio) Ampere di picco. Ed è il trasformatore che li deve erogare; non avrebbe senso avere una generosa batteria di condensatori di filtro se poi il trasformatore, non riesce a caricarli. Sinceramente in tanti anni di pratica sul campo, non ho trovato soluzione migliore. Se a qualcuno di chi legge, per esperienza sua è fosse riuscito di fare meglio, gli sarei grato se mi rende partecipe delle sue esperienze. Ciò detto, ogni costruttore serio che si trova a combattere con questa problematica, ha la mia incondizionata solidarietà; fosse anche il più acerrimo concorrente.

Viste sommariamente le cause, che fare per porre rimedio e potere utilizzare l'impianto senza la presenza di fastidiosi rumori di fondo ?

Purtroppo assai poco; oltre ad invitare la propria moglie e non usare il Phon intanto che ascoltiamo lo stereo, si può provare con un trasformatore separatore da porre in un altro, locale in modo da evitare che all'apparecchio in questioni giunga della componente continua. L'aspetto delicato è che spesso una soluzione tende a penalizzare la dinamica degli amplificatori di potenza. Tuttavia in casi estremi è anche l'unica perseguibile.

Quanto alla soluzione dei condensatori in serie al primario, essa è molto interessante quanto semplice, ma richiede molta attenzione in quanto tutti i componenti sono direttamente a contatto elettrico con il potenziale della rete elettrica, e quindi, in caso di contatto, c'è pericolo di folgorazione. Attenzione quindi, non avventuratevi con superficialità in questa direzione. Dubito inoltre che un oggetto del genere possa soddisfare le normative di sicurezza.


Molto altro si potrebbe ancora dire, perché molti sono gli aspetti tecnici coinvolti; ma per concludere, vorrei porre l'attenzione sul fatto che non a mio avviso non è corretto giungere a delle conclusioni superficiali sulla qualità di un prodotto solo dal fatto che un "ronzi" e l'altro no. In realtà abbiamo visto che potrebbe essere esattamente il contrario. Potremmo fare un'ultima analogia con una berlina di lusso, dotata di sospensioni progettate per dare una perfetta stabilità anche sui curvoni veloci a 250 Km/h. Se poi in vostro comune non si occupa delle buche (voragini) sulla strada, non è colpa della casa costruttrice se il comfort interno ne risente !


Grazie a tutti per l’attenzione.

Enrico Rossi


A PROPOSITO DEL SUONO NORMA

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In questo ultimo periodo, ci è capitato di leggere, nelle opinioni espresse a vario titolo relativamente al suono NORMA, tutto ed il contrario di tutto. C'è chi dice che è troppo caldo, oppure troppo freddo, chi lo sente troppo dettagliato, chi poco emozionante e c'è chi rimane in estasi in contatto con la propria musica preferita.

Nell'ultimo intervento letto, un ex possessore di un IPA si lamenta del fatto che un apparecchio concorrente (di origine francese) dal prezzo inferiore, abbia superato nel suo impianto le prestazioni dell'IPA.

Perché queste apparenti contraddizioni ?

Perché nel legame - DISCO inserito nel lettore (appoggiato sul piatto) - emozione ricevuta, intervengono molti parametri che, se non ben compresi, possono fuorviare il giudizio.

Pur partendo dall'assioma di base che, allo stato attuale della tecnologia, nessuna tecnica di riproduzione sonora è in grado di fare rivivere all'ascoltatore il 100% di ciò che avrebbe (o ha) vissuto nel luogo dell'esecuzione originaria, si impone una domanda di fondo: come dobbiamo utilizzare gli strumenti (limitati) che abbiamo a disposizione?

Esistono due possibili "filosofie" di pensiero a riguardo :

A - Cercare di riprodurre in modo il più vicino (o il meno lontano) possibile l'evento reale per come esso è, pur consapevoli che qualcosa si perderà per strada, confidando che il progresso ci metterà a disposizione mezzi sempre più efficaci.

B - Persa la speranza della riproduzione perfetta, a questo punto, reinterpretare l'evento sonoro di partenza, e riproporlo secondo il gusto ben preciso di chi sta realizzando la riproduzione (o gli apparecchi per la riproduzione).

Facendo un paragone con la fotografia, persa la speranza di riconsegnare alla vista la stessa visione originaria di un bellissimo paesaggio delle colline toscane (o di un'isola tropicale, fate voi), che fare ?
Utilizziamo la più evoluta delle macchine professionali con la migliore delle ottiche e la più definita delle pellicole fotografiche che la tecnologia ci mette a disposizione o rinunciamo, reinterpretiamo e cerchiamo di trasmettere le emozioni che quel luogo ci hanno trasmesso, magari rendendo il cielo viola, perché riteniamo che ciò possa esprimere l'emozione "giusta" ?

Nessuno dei due approcci può essere considerato a priori giusto o sbagliato; siamo (per lo meno in alcuni ambiti dell'esistenza umana) in una situazione di libertà per cui, fortunatamente, si può, a tal proposito, fornire una risposta personale. L'importante è essere chiari, onesti e sinceri con se stessi.

Per quanto riguarda NORMA, come più volte espresso, la risposta è certamente la prima. Questo per svariati motivi, fra cui due che riteniamo essere fondamentali :

- La musica contiene, di per se stessa, già tutta l'emozione che serve, non è necessario aggiungerne altra; meno si manipola, meno se ne toglie;
- Una approccio "interpretativo", implementato in un oggetto destinato a riprodurre generi musicali e brani molto diversi fra di loro, non potrà che "deformare" nello stessa direzione ogni situazione. Magari con un particolare brano di musica barocca, registrato ed eseguito in un certo modo, la correzione può risultare "migliorativa", a livello di percezione soggettiva, ma con un brano, ad esempio di rock? Cosa accadrebbe?

L'obiettivo dei prodotti NORMA, quindi, è quello di usare la tecnologia disponibile per potere trasferire "incontaminata" la maggior parte possibile delle informazioni contenute nel segnale audio, facendo attenzione che ciò che eventualmente viene "perso per strada" o aggiunto, sia comunque tale da modificare il meno possibile la percezione che si avrebbe del segnale audio originario.

Ritornando al parallelo con il settore della riproduzione delle immagini, supponiamo di avere un videoproiettore a 3 tubi in alta definizione, alta luminosità, capace di proiettare uno schermo di 3m di base.
Se colleghiamo una sorgente video in alta definizione, cavi adeguati (e corti), un buon schermo, facciamo buio in sala, possiamo essere sicuri che, sia lo spettacolo, che l'emozione saranno assicurati (film permettendo!)
Ma :
- se colleghiamo una sorgente non alla altezza (magari un vecchio VHS)
- se utilizziamo cavi non idonei o troppo lunghi
- proiettiamo direttamente sul muro (tanto è bianco !)
- teniamo le finestre aperte per cui entra la luce

Cosa vediamo realmente? Quante, di quelle potenzialità sono rimaste inespresse? Anzi, magari ci arrabbiamo pure perché il nostro sistema di proiezione, costato sacrifici e soldi, ci mostra impietoso che la nostra cassetta di 20 anni fa ha dei limiti. Penseremo: "….ma come, quando da giovane vedevo questo programma alla TV (magari in Bianco Nero) mi dava emozioni, ed ora solo immagini sfocate !? Maledetto proiettore; lo vendo e mi ricompro una TV a valvole!"

In realtà ciò che è accaduto è frutto della mancata conoscenza, consapevolezza e coerenza nella catena.

Non si pensi che la situazione nell'audio domestico sia molto diversa o più semplice, affatto :
- ambiente d'ascolto
- interazione ambiente-diffusori
- diffusori
- sorgente
- elettroniche di amplificazione
- cavi
- software musicale
- ecc. ecc.

In questa catena di fenomeni collegati, quanto si è "perso per strada" della qualità potenziale presente nel software di partenza? E quanto è stato, invece, ad esso aggiunto in termini di distorsione, non linearità, rumore, ecc. ecc.?

In certe catene d'ascolto domestiche, ciò che giunge alle orecchie dell'ascoltatore è solo un pallido ricordo di ciò che hanno catturato i microfoni durante la registrazione. Così, come brancolando nel buio, l'appassionato - inconsapevole di tutti questi elementi di influenza, spesso mosso più per l'amore verso gli oggetti, che non per il desiderio di un corretto risultato finale - si muove alla cieca, cambiando apparecchi che, combinati in modo casuale, non potranno che fornire risultati del tutto casuali. Se poi ha la "sfortuna" di inciampare in una elettronica trasparente, che non maschera eventuali magagne già presenti, ancora peggio. Meglio la seguente logica (in cui i nostri politici sono maestri insuperati): ad esempio, l'acqua è inquinata perché gli idrocarburi superano il limite di legge? Cambiamo la legge, così l'acqua non è più inquinata!
Sento qualcosa che non mi convince; cerco la causa? No, elimino ciò che la mette in evidenza.

Scusate lo sfogo, ma vedere, talvolta, i propri prodotti, frutto di anni di lavoro, di fatica e sacrifici per mantenerne la coerenza e l'integrità, giudicati superficialmente da chi si trova, magari, in situazioni "raccapriccianti" quanto a catena di riproduzione complessiva, non può sempre passare in silenzio.

Questo non vuol dire che non si possano avere gusti personali, ognuno diverso dall'altro.
Ma, un conto sono i gusti, un conto è giudicare un vino d'annata come scadente (e con esso tutta l'azienda vinicola che l'ha prodotto) solo perché, magari negli anni la bottiglia è stata conservata in modo non opportuno (es. Al sole e/o in un ambiente caldo).

Chi sostiene che NORMA sia di difficile interfacciamento e molto esigente come partner, ha contemporaneamente torto e ragione. Ha ragione, in quanto la trasparenza di NORMA non aiuta certo a mascherare i difetti di altri componenti. Ha torto, perché non è tanto NORMA che sia così, ma bensì, è la logica intrinseca che presiede l'organizzazione di una catena di ascolto, volta ad ottenere il migliore risultato, che richiede che ogni componente sia al massimo livello e coerente nel suo insieme. E non tentiamo neppure di avventurarci nella logica delle "compensazioni". Nessun difetto o carenza, può essere corretta al 100% con l'inserimento di un elemento avente un difetto complementare. Inevitabilmente, si sommano anche gli effetti collaterali dei due difetti. Ad esempio, un diffusore "sparato in gamma alta", abbinato ad un'elettronica "morbida in gamma alta", non genera mai lo stesso suono prodotto da una catena composta da elementi intrinsecamente neutri e lineari. Se abbiamo salato tre volta l'acqua della pasta, non è facendo un sugo insipido che riporteremo la situazione alla normalità. Al più limiteremo i danni.

Detto ciò a livello di filosofia generale, vediamo di entrare nello specifico del caso che ha dato origine a queste riflessioni.
L'amplificatore concorrente in questione, appartiene alla filosofia interpretativa. Spiegandoci meglio: se si analizza (ma serve esperienza per poterlo fare) la topologia circuitale e la componentistica utilizzata, si ricava che è un apparecchio in cui, al segnale di ingresso, vengono inevitabilmente ad aggiungersi durante il passaggio nell'amplificatore tutta una seri di distorsioni e di rumori di fondo ma, questi "fenomeni parassiti" sono stati modellati in modo tale da risultare "piacevoli", dando la sensazione di una maggiore ricchezza armonica, di una maggiore trasparenza, ecc. ecc.
NORMA, invece, ha l'obiettivo di limitare il più possibile la presenza dei fenomeni parassiti che, seppure apparentemente gradevoli, sono in realtà del tutto artificiali.

Tuttavia, in certe catene di ascolto dove la sorgente si è "persa per strada" una buona parte della "bellezza del disco", i cavi ne hanno mascherato un'altra fetta, ed i diffusori, per non essere da meno, ci mettono la loro parte, il campo sonoro emesso dagli altoparlanti si infila poi in un ambiente dove, magari, le riflessioni non mancano e l'articolazione è ai minimi livelli. Capita quindi che, in una situazione già così compromessa, un amplificatore che faccia "solo la sua parte" possa essere frainteso, a favore di uno che "ci mette del suo".
E' come un povero pesce pescato a 10.000 chilometri di distanza e tenuto un congelatore per sei mesi; gradirà, per essere apprezzato al meglio, una semplice cucina al vapore o richiederà l'aggiunta di qualche spezie ?

E, tanto per rimanere coerenti con quest'ipotesi, osserviamo come gli altri amplificatori di questo costruttore, amplificatori di livello e costo superiore a quello in oggetto del commento, sembrano giudicati inferiori ad esso, perché "meno musicali". Non sarà che, proprio perché migliori ci mettono meno del loro.

Relativamente a ciò che NORMA intende per reale trasparenza, così come per gli altri parametri d'ascolto, chi è interessato può approfondire leggendo i due opuscoli già pubblicati su questo sito agli indirizzi :
http://www.normaudio.com/PDF_DA_MODIFICARE/Filosofia.pdf
http://www.normaudio.com/DOCUMENTI/DEPLIANT/REVO-CDP1_FILOSOFIA_GENERALE.pdf

NORMA è un apparecchio il più possibile neutro e trasparente e questa sua caratteristica rappresenta una rara opportunità per chi la sa cogliere e sfruttare.
Può essere l'inizio di un percorso di messa appunto di tutta la catena per coloro i quali non avevano mai considerato questi aspetti.
Può essere un sospiro, un punto di arrivo per chi, pur avendo già compreso questi meccanismi, non aveva ancora trovato un amplificatore con queste caratteristiche.
Può essere un "incidente di percorso" per chi si muove verso altre rotte.

Purtroppo, il prezzo dei prodotti NORMA - ironia della sorte - ne rappresenta, per certi versi, un problema. Se, anziché venire deliberatamente offerti ad un prezzo "eticamente corretto," avessero un listino molto più alto, i prodotti NORMA finirebbero più facilmente inseriti in catene di ascolto qualitativamente più coerenti con le loro caratteristiche. A tal proposito, è di qualche giorno fa, la telefonata di un appassionato, che possiede una coppia di diffusori MBL 101 abbinata ad amplificatore top di gamma (per una valore di circa 80.000 euro, solo di elettroniche). Sull'onda del successo della Fiera di Roma, dove i diffusori MBL erano stati abbinati ai prodotti NORMA, l'appassionato ha, quasi per scherzo, provato ad inserire un IPA 100 nella sua catena d'ascolto. L'oggetto della telefonata era: "ma come è possibile che un semplice integrato 30 volte meno costoso delle mie elettroniche mi abbia consentito una qualità di ascolto che non avevo mai sperimentato?" Ciò è possibile semplicemente perché, l'IPA100 non è un "semplice integrato". E' un oggetto che rispecchia una filosofia assai particolare e non comune. Se compreso e valorizzato può dare molto. Diversamente, non tenta di imporsi.

PS Qualcuno si chiede perché si parli più del IPA-100R che di altri prodotti NORMA. Il motivo è semplice e dovuto al prezzo che ne ha favorito l'ampia circolazione, anche nell'usato. Questa diffusione ha, come effetto collaterale, fatto si che l'apparecchio sia giunto anche fra le mani di chi lo ha voluto semplicemente "provare" ma senza esserne realmente sintonizzato sulle peculiarità specifiche.


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Hifi & Pasticcini

Dedico queste poche righe a due persone di indubbio valore, dimostrazione che seppure in campi di applicazione diversi, spesso i principi primi sono simili.
Uno degli aspetti positivi di questo lavoro è che si entra in contatto con molte persone, e per chi ama studiare il comportamento umano, è una fonte pressoché inesauribile di scoperte.

Immaginate di essere in una sala del TOP AUDIO, di domenica pomeriggio; sala piena di persone in ascolto della dimostrazione, all'improvviso si apre la porta ed ecco apparire due persone apparentemente qualunque, ma come due folletti, i cui occhi tradiscono la vivacità e l'intelligenza, quasi a dispetto di un aspetto apparentemente dimesso. Cosa ci sarà nella borsina di plastica che recano in mano ? Noiosi dischi Audiophile da ascoltare ? No, ben di più ! GELATO - SALATINI - TORTA CIOCCOLATO E PERE !
Chi, se non persone che amano profondamente il loro lavoro, farebbero 100 km, con il gelato portato per l'occasione a -40 Gradi per portarlo ad una persona, che conoscendo le loro qualità, ha espresso il desiderio di assaggiarlo ?

Vi assicuro che, come il burbero critico del film Ratatouille, quel gelato mi ha di colpo riportato all'infanzia; quando una volta la settimana passava il carrettino del gelataio; i gusti erano pochi, ma la panna era fatta col latte fresco e la fragola con la fragola.

Questi due fratelli, di origine siciliana (potrebbe essere diversamente con il nome che portano ?) ma da anni in provincia di Pavia, sono la esemplificazione che quando il lavoro è fatto con passione autentica, competenza, attenzione alla qualità e fuori dalle logiche del solo tornaconto economico, non può che dare frutti eccellenti.

Nel loro approccio alla "arte della pasticceria" trovo molte similitudini con il nostro modo di operare, e che da origine alle elettroniche NORMA.

Direi che se i prodotti NORMA avessero un gusto, non potrebbe che essere quello delle prelibatezze create dai due fratelli.
Se vi capita di essere dalle loro parti, oppure se mate la scoperta e avete voglia di una passeggiata, non perdete l'occasione per una visita alla Pasticceria Montalbano ,Via Enrico Fermi 2/3, 27035 Mede Lomellina, Pavia.
Non troverete una pasticceria tutta luci e lusso, troverete un luogo all'apparenza modesto, ma per chi la sa cogliere, troverete ben altro: una grande passione ed una qualità ineccepibile; tutta da gustare.

Grazie

Enrico Rossi

Consumi & hi-end

Abbiamo sottomano una ricerca della Confederazione del Commercio, relativa ad aprile 2008 e quindi abbastanza “fresca”, dove si sottolinea ancora una volta un negativo andamento della domanda di beni (-0,9% rispetto l’aprile del 2007) a cui si associa, addirittura per la prima volta da due anni a questa parte, una riduzione dello 0,8% anche per il comparto dei servizi. Insomma, per farla breve, prendendo a paragone aprile 2007, c’è un calo generale su abbigliamento e calzature (-1,9%), sui consumi di beni e servizi per la casa (-0,5%), e dello 1,7% per prodotti alimentari e tabacchi. Un disastro, di cui comunque ci stiamo bene accorgendo, anche grazie al continuo e terrificante aumento del prezzo dei carburanti che si riverbera, come un fiume in piena, su tutto e tutti. Però ecco la sorpresa. Solo per elettrodomestici, TV e registratori “si evidenzia (come dice testualmente la ricerca citata) una contenuta crescita della domanda, dinamica favorita anche dalla continua riduzione dei prezzi”. E qui, come si può ben affermare, “casca l’asino”. Ovvero, a fronte della indubbia crisi del settore dell’elettronica di “pregio” (definendo con questo termine i prodotti hi-end), l’elettronica di “consumo” viaggia, se non a vele spiegate, almeno con un po’ di vento in poppa. Ma questa forse troppo semplice equazione riesce a spiegare la crisi che attanaglia da tempo il comparto dell’alta fedeltà? Noi, da questo sito, abbiamo spesso imputato anche ad altre questioni tale crisi, ragioni che a parer nostro stanno soprattutto nel sempre meno tempo che si ha a disposizione per sentire musica, distratti come siamo da Internet, dalla TV via satellite e da altri tipi di intrattenimento familiare (adesso si sono anche inventati la possibilità di fare “sport” seduti in poltrona…). Se, allora, a ciò aggiungiamo anche l’agguerrita concorrenza dell’elettronica “easy” siamo proprio fritti. Rimedi? Intanto, forse, occorrerebbe migliorare la comunicazione, essenzialmente per convincere quanti si avvicinano all’hi-end che l’elettronica di pregio ha un costo perché offre dei risultati superlativi. Quindi bisognerebbe fare uno sforzo congiunto con i produttori di supporti (CD, DVD e quanto altro), per promuovere un ascolto il più fedele possibile all’originale. Poi, e questa potrebbe sembrare inizialmente un’impresa titanica, occorre cercare possibili appassionati al di fuori del recinto degli “appassionati” duri e puri, intendendo con questo termine chi si ciba di hi-end da mane a sera ed invece intendendo con appassionati e basta quel pubblico magari un po’ sprovveduto ma “vergine” pronto ad accogliere senza tante complicazioni mentali un nuovo modo di ascoltare musica. (EN.RE)

Il 19 aprile 2008 scatta il “RECORD STORE DAY”. Quel giorno tutti a comperare un disco!!

Negli USA il prossimo 19 aprile, con il sostegno di svariati musicisti (e non solo…), scatta il “Record Store Day”. La magnifica notizia la leggiamo su “La Repubblica” di mercoledì 9 aprile ’08, con un bell’articolo a firma di Carlo Moretti. Si tratta della giornata in cui verranno celebrati i piccoli negozi di dischi, ossia quei magnifici microcosmi di aggregazione dove gli appassionati di musica trovano pane per i loro denti e persone disposte ad ascoltarli e consigliarli. Musicisti come Bruce Springsteen e Paul McCartney, addetti ai lavori come Don Was (produttore di Bob Dylan e dei Rolling Stones), attori come Billy Bob Thornton e registi come Cameron Crowe, tutti si sono schierati a favore di un ritorno al rapporto umano nell’acquisto di dischi e quant’altro. Insomma, come notavamo anche noi nei nostri piccoli articoli che abbiamo presentato in questa pagina, è ora di tornare di nuovo ad apprezzare la musica sui suoi naturali supporti, evitando di costringerla dentro lo stretto e “asociale” recinto di Internet. Parliamoci chiaro: il “Record Store Day” (www.recordstoreday.com), che vedrà l’agire dei piccoli negozianti come un blocco unico grazie a coinvolgenti manifestazioni (tra cui nuove proposte commerciali, esibizioni live, distribuzione di gadget e borse con il logo della manifestazione), significa soprattutto far notare che le vendite di vinile (negli USA), sono balzate a + 25%. Tra l’altro il logo della manifestazione, ben visibile nel completissimo sito internet di cui consigliamo la visita immediata, è rappresentato da un bel disco “nero”. Allora, anche nella vecchia e cara Europa dovremmo deciderci a rendere omaggio sia ai negozi di dischi che ci permettono di coltivare al meglio la passione della musica, sia, conseguentemente, al “materiale” che in tali negozi si vende, sia esso CD, LP, DVD o quant’altro. Aderiamo allora con entusiasmo al “Record Store Day”, mettendoci a disposizione di quanti vogliano seguire il nostro esempio. Basta un minuto per segnalare alla mail info@normaudio.com cosa ne pensate di una iniziativa analoga anche in Italia. Intanto, simbolicamente, il 19 aprile 2008, rechiamoci al negozio più vicino ad acquistare un disco e, almeno per quel giorno, spegniamo il PC se si tratta di sentire musica! (En.Re.)