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ARCHIVIO RECENSIONI


NICK DRAKE

Se volete fare (o farvi) un regalo raffinato, questo cofanetto, che contiene i tre dischi incisi da Nick Drake durante la sua breve esistenza, fa certamente il caso vostro. Questo sfortunato quanto talentuoso cantautore inglese, perlopiù ignorato in vita (come molti artisti maledetti), nasce nel 1948 a Rangoon, dove suo padre, ingegnere si è trasferito per lavoro con la famiglia; fin da bambino dimostra grande interesse e attitudini per la musica, che sviluppa più tardi, tornato in Gran Bretagna, al college. Qui Bob Dylan, i Beatles e i Concerti Brandeburghesi sono il suo ascolto preferito. Dal 1969 al 1972 incide tre dischi: “Five Leaves Left”, seguito da “Bryter Layter” e da “Pink Moon“, una sorta di testamento spirituale, quando gia depressione e conseguente dipendenza da farmaci avevano minato la sua salute. Le sue canzoni passano praticamente inosservate dal pubblico, il suo carattere schivo e la timidezza congenita che non gli permettono di esibirsi in pubblico non lo aiutano. Muore nel 1974, nel cottage di famiglia a Tanworth-in-Arden nei pressi di Birmingham, a causa di un'eccessiva dose di antidepressivi. Fortunatamente per noi la sua musica gli e’ sopravvissuta.
La prima volta che ho ascoltato le sue canzoni sono stata rapita della sua voce e dalle sue melodie, ma soprattutto ho avuto un’illuminazione: ecco da dove viene molta musica, anche italiana, che prima ritenevo “originale”.
Intimista, blues, a tratti folk, a volte mistico, sempre romantico (al College era stato affascinato dai poeti romantici inglesi), le sue melodie sono frutto di una reale conoscenza musicale ( non vorrei parlar male di alcuni cantautori recenti che la musica proprio non la conoscono!), i suoi arpeggi complessi, le esecuzioni perfette; l’uso degli accordi minori conferisce a tutta la sua musica un che di malinconico, quasi misterioso.
Ma abbandonatevi all’ascolto: in “Five Leaves Left”, tra le altre, lasciatevi ipnotizzare dai 5/4 di “River Man”, cullati dal tempo che ricorda il beccheggiare di un battello fluviale, (nel brano l’inciso è solo musica, senza parole!); fatevi trasportare da “Way To Blue”, spirituale, quasi mistica, dove l’arrangiamento degli archi enfatizza il testo.
“Fruit Tree” deliziosamente malinconica, ricorda certi ELP melodici, come pure “Day Is Done”. E che dire del blues di “Saturday Sun” (provo a immaginarla reinterpretata, che so, da Tom Waits…)?
Eccoci a “Bryter Layter”: archi e orchestra, interessantissimo, anche se forse più datato degli altri, nel senso che si respirano appieno gli anni settanta appena iniziati; notevole tra tutte “At The Chime Of A City Clock”, con un interessantissimo giro di basso, un arrangiamento davvero originale. Superba. “One Of This Things First” e’ una bellissima ballata in ¾, un walzer malinconico. Molto raffinata e’ pure “Poor Boy”, dall’atmosfera dichiaratamente jazz.
E siamo a “Pink Moon”, dicevamo l’ultimo album di Drake: dei tre e’ il più intimista , gli arrangiamenti sono essenziali, ipnotici, solo chitarra o quasi, le atmosfere rarefatte. Su tutte troneggia la splendida “Things Behind The Sun”, che nel testo rivela tutto il pessimismo dell’autore; la melodia si apre nell’inciso, come spesso nei brani di Drake.
Da citare “A Place To Be”, ballata triste, in cui l’autore cerca, appunto un ideale posto dove stare nel mondo, che alla luce dei fatti, non trovò mai.
Dimenticavo, ai tre dischi e’ allegato il DVD “A Skin Too Few – The Days Of Nick Drake” un bel documentario sul cantautore che ci immerge nelle atmosfere dell’epoca della sua musica, con suggestive immagini della sua infanzia in Birmania.
Per tutti coloro che hanno voglia di conoscere le origini.

http://www.brytermusic.com/
g.d.s.

Franz Joseph Haydn alla portata di tutti!

Ci piace segnalare agli appassionati di musica classica, due importanti iniziative editoriali, varate per celebrare in maniera opportuna un importante anniversario, ossia quello della morte del grande compositore austriaco Franz Joseph Haydn, avvenuta il 31 maggio 1809. Giocando quindi d’anticipo, sia la Naxos (www.naxos.com) che la Brilliant (www.brilliantclassics.it), propongono un excursus delle opere del grande compositore classico, creatore di musica eccelsa e “specialista”, se ci passate il termine, della sinfonia e del quartetto d’archi. Franz Joseph Haydn è stato molto prolifico: al suo attivo, ad esempio, si possono contare svariati concerti (per violino, tromba, violoncello…), ben 104 sinfonie (una più bella dell’altra), diversi quartetti per archi (di cui assolutamente consigliamo l’ascolto), addirittura 62 sonate per pianoforte (spesso neglette e misconosciute ma di incomparabile fascino), oratori, musica sacra e tanto altro “materiale sonoro” di eccellente livello. E’ chiaro che tutto questo ben di Dio difficilmente può essere raccolto con accuratezza dall’appassionato, che magari tenderà ad affastellare nella parte della sua discoteca dedicata ad Haydn un po’ di sinfonie, uno spruzzo di quartetti, una messa, due concerti e così via. Ora, invece, proprio in vista del bicentenario della morte del compositore, le case discografiche Naxos e Brilliant, ai prezzi cui ci hanno abituato, ci aiutano nella discoperta del grande Haydn con una corposa serie di CD. L’opera di Haydn, per quello che riguarda la Brilliant, si traduce in un unico cofanetto di ben 150 CD, in cui viene raccolta una scelta accurata della musica del Nostro, che prende vita grazie ad esecutori impeccabili, quali il Trio Van Swieten, il quartetto Buchberger, il violoncellista Adam Fisher, il direttore d’orchestra Frieder Bernius e tanti altri. La raccolta viene completata da un CD-rom contenente un saggio inedito (in italiano) del celebre specialista Richard Wigmore. Il prezzo consigliato è, come al solito per la Brilliant, veramente “shock”: 119,90 euro, che fa circa 1,29 euro a disco! Passiamo alla Naxos, che per quello che riguarda l’arte musicale di Franz Joseph Haydn, dispiega ben quattro cofanetti, così suddivisi: 1) “The complete Piano Sonatas” (10 CD), nell’interpretazione di Jenő Jandó, pianista di talento che collabora stabilmente con l’etichetta (di cui ricordiamo un Bach niente male…); 2) “The complete String Quartets” (25 CD), eseguiti dall’ottimo Kodály Quartet; 3) “The Complete Symphonies” (34 CD), a cura di varie compagini orchestrali, tra cui la Sinfonia Finlandia, la Northern Chamber Orchestra, la Cologne Chamber Orchestra e la Capella Istropolitana; 4) “The Complete Concertos” (6 CD), anche in questo caso con l’intervento di diverse orchestre e di vari artisti. Accompagna il tutto una sontuosa biografia del celebre musicista, dovuta alla penna del critico David Vickers, di più di 200 pagine. (EN.RE)


Del Piemont als Pirineus

Approfitto di questo spazio per proporre un disco molto interessante :
"Del Piemont als Pirineus", EL PONT D'ARCALIS / ARIONDASSA :

Ho avuto l'occasione di ascoltarlo la prima volta a Pinerolo, dai fratelli Sopegno (HI-FI Center) con diffusori MBL e lettore CD NORMA. E' stato un amore a prima vista. Va detto che i Fratelli Sopegno sono ben noti per la loro sensibilità musicale, osando anche generi che di solito gli "Audiofili" snobbano; fortunatamente i nostri gusti spesso si sovrappongono, così come in questo caso. Debbo quindi a loro il merito di questa scoperta, che ora giro a voi. Si tratta di musica Folk, unione di due complessi, uno piemontese ed uno Spagnolo. Il malfidente non pensi subito al folk da balera; qui siamo in presenza di un folk "serio", con la F maiuscola, direi "colto" ma non per questa meno vivo o intellettuale. Anzi, tutt'altro; la carica di vivacità e sana allegria che ne esce è distante anni luce dal torpore che attanaglia la classica discografia "Audiophile".

Nei siti dei due complessi (http://www.ariondassa.com , http://www.pontdarcalis.com ) potete trovare interessanti note musicali, ed in quello spagnolo, anche tecniche, riguardo la registrazione (dal vivo in un teatro a Barcellona).

Da punto di vista tecnico, non ha la pretesa di essere un disco Audiophile, tuttavia si tratta di un lavoro tecnico decisamente apprezzabile, per di più se si pensa che è stato ripreso dal vivo.

- La ricostruzione del palco virtuale è molto credibile, con una corretta proporzione fra la posizione dei vari musicisti.
- La localizzazione delle varie sorgenti sonore è altrettanto valida, con facilità si localizzano cantanti, strumenti, pubblico ecc.
- Buona la dinamica, anche se sicuramente sono stati utilizzati dei compressori.
- Timbrica corretta, seppure con una tendenza al suono "chiaro" ed una gamma bassa forse leggermente indietro. Questo tipo di musica non ha bassi profondi, tuttavia alle volte interviene un tamburo, essa sembra innocuo, ma solo se l'impianto di riproduzione è al 100% risulta riprodotto in modo realistico.
- Il difetto maggiore è la presenza di un "retrogusto" di artificiale, simile per certi versi alle sonorità dello stato solido degli anni 70; forse dovuto alle apparecchiature utilizzate per al ripresa dal vivo. Comunque è di entità tale da non compromettere la godibilità di ascolto.

Magari tutti i dischi prodotti oggi avessero una tale qualità complessiva.

La reperibilità non è delle migliori, ma in un colloquio telefonico con gli A, si sono detti disponibili alla spedizione.

Oppure, vi consiglio di andare ad un loro concerto, dove potere anche acquistare il CD.
A tale proposito vi consiglio di informavi bene sulle date ed orari, a me è capitato di andare alle 21, mentre in realtà lo avevano fatto alla 15.30.

Buon Ascolto,

Enrico Rossi

Occasione da non perdere

Alfred Brendel – The Complete Vox, Turnabout and Vanguard Solo Recordings (1955-1975) – Brilliant Classics. (35 CD).

Di certo è uno dei più grandi pianisti viventi, dal tocco a dir poco magico. E lo diciamo subito, così ci togliamo il pensiero, è il nostro pianista di riferimento. Si tratta di Alfred Brendel, nato nel 1931 a Wiesenberg (Austria), allievo di musicisti del calibro di Edwin Fischer, Paul Baumgartner, Eduard Steuermann, infaticabile concertista che, purtroppo per noi, ha annunciato il definitivo ritiro dalle scene il prossimo 18 dicembre. Tra l’altro avvertiamo subito chi ci legge che il Maestro terrà il suo concerto d’addio in terra italiana il 10 novembre, con un recital alla Scala di Milano (ma crediamo che i biglietti siano già esauriti da tempo…). Con un tempismo degno della miglior causa, ecco che la Brilliant Classics, etichetta cui siamo molto legati, arriva ad allettare gli estimatori del Nostro con un cofanetto a dir poco irresistibile. Ed infatti noi non abbiamo resistito per niente e siamo corsi ad acquistarlo all’incredibile prezzo di € 59,90, ossia ad appena € 1,71 circa a CD, visto che nel cofanetto sopra citato di argentei dischetti ce ne sono addirittura 35!! Il prezzo, quindi, come di prammatica per la Brilliant Classics, è di quelli “shock”, ma è altrettanto shock anche il contenuto del corposo volume, ossia vent’anni di attività discografica di Brendel (1955-1975), con incisioni tratte dagli archivi Vox, Tornabout e Vanguard. La varietà del cofanetto è incomparabile, con musiche che spaziano da Mozart (molti concerti, un quintetto, il Rondo K511, la Fantasia K 396…), a Beethoven (tutti i concerti, tutte le sonate, le Bagatelle, le Variazioni Diabelli…), da Schubert (varie sonate, gli Improvvisi, i Momenti Musicali…), a Chopin (Polonaises, Andante Spianato…), da Schumann (Studi Sinfonici, Fantasia in Do Maggiore), a Liszt, tra l’altro cavallo di battaglia di Brendel (concerti 1 & 2, Totentanz, Sonata in Si Minore, Dante Sonata…), da Mussorsky (Quadri di un’Esposizione), a Balakirev (Islamey), da Prokofiev (concerto numero 5), a Stravinsky (Petrushka), per finire con Schoenberg (Piano Concerto). Il livello artistico dell’opera è eccellente, quello tecnico anche… ed allora cosa aspettate a correre in negozio ad acquistare questo prezioso cofanetto? E poi c’è ancora chi scarica la musica da Internet… (EN.RE).

Sempre a proposito di musica…

Anche se in Agosto si tende tutti ad essere più indolenti, meno attivi e con maggiore propensione alla semplice contemplazione (magari condotta mollemente distesi su un lettino in riva al mare), ugualmente vogliamo spronarvi all’ascolto di ottima musica… E se proprio non ce la fate ad alzarvi dal lettino di cui sopra per cercare qualche negozio aperto (comunque ricordiamo che si può acquistare anche on-line), tenete questo nostro appunto per Settembre, quando si tornerà alla vita convulsa di tutti i giorni ed allora si che sarà necessario il balsamo della musica! Tornando a noi, questa volta ci vogliamo occupare della Ducale (Ducale SNC, Via per Cadrezzate, 6 -21020 Brebbia (VA), telefono 0332-770784-771771, web www.ducalemusic.it, email info@ducalemusic.it), ossia di un “mega” distributore di musica che, attraverso numerose etichette, spazia dalla classica al jazz per finire all’etnica. Attraverso un sito internet che assomiglia alla grotta di Ali Babà tali e tante sono le proposte in esso contenute, il musicofilo più esigente trova pane per i suoi denti in abbondanza. Qualche esempio? Subito accontentati, ma prima di proseguire ci preme avvertire quanti ci stanno leggendo che Ducale significa anche acquistare on line: quindi non mettete la solita scusa che, siccome abitate in un centro sfornito di negozi, non potete certo entrare in possesso di quel magnifico CD… Detto questo partiamo subito con l’indispensabile notazione che Ducale distribuisce Harmonia Mundi, ossia uno dei produttori più raffinati di musica classica (raffinato persino nelle confezioni!), dotato di una eccellente scuderia di artisti che comprende, tanto per fare qualche nome, i direttori Philippe Herreweghe e René Jacobs (tra l’altro recentemente responsabile di un Don Giovanni da urlo disponibile sia in CD che in DVD), il quartetto Melos, il trio Wanderer (che ci propone, appena sfornata, l’integrale dei trii di Schubert – da acquistare assolutamente!), i pianisti Alexandre Tharaud e Paul Lewis… Con tale florilegio di nomi (e ce ne sono ancora un immenso mare che non abbiamo nominato), le pubblicazioni sono tutte di altissimo livello e molto stuzzicanti, riguardanti i compositori più diversi e vari generi (orchestrale, camera, lieder…): consigliamo quindi un’occhiata immediata allo speciale link presente nel sito Ducale. Se poi la classica non fa per voi ecco avanzarsi, prestigiosa quanto mai, l’etichetta ECM, che significa musica contemporanea e jazz che prendono corpo attraverso artisti di primissimo piano e con incisioni di eccellente livello tecnico. Ed allora vogliamo proprio “stenderci” di fronte ad una produzione ECM? Preparatevi quindi allo “sturbo”, termine romano che significa mancamento, capogiro che ben si confà agli effetti del doppio DVD del magico trio (ed è ancora poco…) Keith Jarrett (piano), Gary Peacock (contrabbasso) e Jack DeJohnette (eccelso artista che io, da ex batterista, non posso che assolutamente venerare), registrato in quel di Tokyo tra il 1985 ed il 1986. Musica divina, fatta di standard che albergano stabilmente dentro di noi e di splendida improvvisazione che ci trasporta su vette emotive di serena contemplazione. Ritorniamo alla classica con Carlos Kleiber, un direttore di una bravura incredibile (oltre che famoso per il suo di certo non facile carattere), di cui Ducale ci offre un magnifico DVD con la registrazione delle prove (estremamente suggestive ed istruttive) e del concerto delle Ouverture del Pipistrello di Strauss e del Franco Cacciatore di Weber. Ducale significa Naxos, di cui ci siamo già occupati, e qui, come si suol dire “casca l’asino”, nel senso che tale etichetta è una vera e propria enciclopedia della musica ad ottimo prezzo, con CD da acquistare ad occhi chiusi sia per valore artistico che tecnico. Della Naxos, Ducale ci propone l’interessante sinfonia numero 9 di Dvorak nella interpretazione della Baltimore Symphony Orchestra diretta da Marin Alsop. Questi sono solo alcuni suggerimenti: per una visione completa dell’offerta (praticamente sterminata…) della Ducale non vi resta che collegarvi con il suo sito e poi… buon ascolto. (EN.RE).

Invito all’ascolto

Questa volta vogliamo allettare la vostra sete di buona musica (in questo caso classica ma a breve passeremo anche ad altri tipi di musica), non con una serie di recensioni di singoli dischi, bensì con una corposa segnalazione di buoni CD e di tutto ciò che possa riguardare il massimo piacere per le nostre orecchie.
Iniziamo subito con una etichetta che si pone ai vertici del fatidico rapporto “qualità/prezzo”. Si tratta della Brilliant Classics (www.brilliantclassics.it – con distribuzione a cura della Jupiter, via dell’Industria 31/b, 28924 Verbania Fondotoce (VB), telefono 0323/58.62.00), responsabile di innumerevoli pubblicazioni proposte sempre ad un prezzo da super amico. Tanto per fare un esempio, tra le novità in discoteca in questi tempi, la raccolta completa delle Suite per clavicembalo di Georg Friedrich Händel dispiegate in 4 dischi, proposte nell’esecuzione di Michael Borgstede a soli quattro euro a CD! Ma non è tutto. Presso la Brilliant Classics è poi possibile reperire, sempre a “prezzo shock!” – come recita la pubblicità della Casa - anche cofanetti con opere complete della quasi totalità dei compositori più gettonati, con registrazioni di alto livello artistico e di eccellente qualità tecnica. Ricordiamo, a questo punto, la “Mozart Edition”, quindi, sempre discorrendo del genio di Salisburgo, ecco la raccolta completa delle opere per pianoforte realizzata dalla celebre (e molto brava…), Maria Joäo Pires. Volete poi un altro grande della tastiera? Siete subito serviti con la “Gilels Edition”, articolata in 10 CD, otto dei quali dedicati al solo pianoforte (tra l’altro con opere di Brahms, Schumann, Chopin, Scriabin) e due rivolti ai concerti (tra cui il terzo di Rachmaninov ed il primo di Liszt): tutto materiale preziosissimo per conoscere ed apprezzare l’arte del grande russo. Se ci permettete di andare sul “personale”, proprio ultimamente abbiamo acquistato della Brilliant Classics l’opera completa per quartetto d’archi di Shostakovich, eseguita con ottimi risultati dall’ensemble belga “Rubio Quartet”. Naturalmente in Casa Brilliant sono presenti altri supporti oltre il classico CD: parecchi DVD e SACD sono in catalogo per soddisfare le più diverse richieste. Insomma, ottimi dischi, eccellenti interpreti ed il tutto a prezzi che definire bassi è ancora poco: che volete di più?
Passiamo ora ad un'altra etichetta “benemerita”, ossia la Naxos (www.naxos.com – con distribuzione a cura della Ducale, via per Cadrezzate 6, 21020 Brebbia (VA), telefono 0332/771771). Vera e propria “enciclopedia della musica”, la Naxos offre un catalogo sterminato, articolato sui più disparati generi musicali, suddiviso in tante label ed in cui sono presi in considerazione (e qui parliamo soprattutto della classica), compositori altrimenti negletti e misconosciuti. Tutto lo scibile musicale, e non stiamo scherzando, può essere, attraverso il potente strumento Naxos, scandagliato con assoluta meticolosità: classica, jazz, pop… c’è spazio anche per la musica del mondo, con dischi dedicati alle Cina, al Senegal, alla Colombia... Scendendo nel particolare, ad esempio, per ogni compositore nel sito della Casa viene offerta una accurata biografia e l’elenco completo delle opere disponibili in CD, in SACD ed in DVD. Massima cura viene posta nella realizzazione di opere complete, disponibili, come gli altri dischi Naxos, sempre a basso prezzo. Artisti di ottimo livello e “star” riprese in preziosissime ed uniche incisioni storiche (altro settore della Naxos particolarmente attivo e con restauri sonori curati dal celebre e bravissimo Mark Obert-Thorn), fanno di questa casa discografica un vero e proprio faro nella notte e vi consigliamo assolutamente di seguirla nelle sue numerosissime pubblicazioni sia attraverso il sito (molto completo e dalla navigazione chiara ed esauriente), che per mezzo del corposo catalogo cartaceo, disponibile presso tutte quelle discoteche che trattano Naxos o richiedendolo al distributore italiano. Dal suono alla “carta stampata” con la segnalazione che riguarda la rivista “Musica” (direttore Stephen Hastings, redazione via Tonale 60, 21100 Varese, telefono 0332/33.10.41, www.rivistamusica.com). Si tratta di una eccellente pubblicazione, articolata su articoli, rubriche e, soprattutto, su una corposa sezione dedicata alle recensioni dei nostri beneamati dischi, recensioni curate da “penne” sopraffine quali Carlo Bellora, Piero Rattalino, Silvia Limongelli, Riccardo Risaliti. Mai noiosa, “Musica” tratta dell’argomento che più ci interessa in modo diretto, preciso e senza tanti fronzoli. Ci sono sempre ottime interviste e segnalazioni di spettacoli molto preziose ed utili. Uno strumento indispensabile a parer nostro, una eccellente guida per districarsi con leggerezza tra il mare magnum di proposte discografiche rivolte soprattutto alla classica e periodicamente a disposizione di noi appassionati. La cadenza è mensile, con qualche numero bimestrale nei mesi estivi ed invernali. Ricordiamo poi di sfuggita che l’editore di Musica, Zecchini, è un vero specialista di temi musicali e pubblica un numero incredibile di ottimi volumi sui vari aspetti di quest’arte che riesce a farci dimenticare lo stress della nostra sempre troppo vorticosa esistenza.
E poi c’è ancora qualcuno che per ascoltare musica si accontenta di Internet… (EN.RE).

ENNIO MORRICONE & DULCE PONTES

Prendete uno tra i maggiori compositori italiani viventi; poi prendete un’interprete e una voce d’eccezione; mescolate sapientemente con un’orchestra di bravi solisti, tanta professionalità, molta passione e un pizzico di fantasia. Il risultato è “Focus” (2003), un’esplosione di musica, grande interpretazione, ma soprattutto pathos, e brividi continui, come solo la musica del nostro Ennio Morricone, da lui orchestrata e diretta, sa dare, e come solo i toni appassionati di Dulce Pontes, la più famosa voce lusitana, sanno trasmettere.
Tutti noi conosciamo Ennio Morricone, tanto che alcune sue melodie fanno parte ormai del patrimonio genetico degli italiani; bene, il Maestro progettava il magico sodalizio con Dulce Pontes da anni. Questa artista intelligente, su cui avremo sicuramente modo di tornare, ha fatto una scelta coraggiosa, lasciando da parte la musica “facile” e andando alla ricerca delle radici del canto portoghese; Dulce è l’erede riconosciuta di Amalia Rodriguez ( alla quale e’ dedicata la struggente “Amalia Por Amor ”) e dopo questa prova, ha guadagnato in qualche modo la fama di interprete anche della canzone italiana, che tanto ha in comune con il fado…. Il risultato è strepitoso.
La voce della Pontes è versatile, potente sì, ma molto dolce quando serve ( come in “Your Love” o in “Per le Antiche Scale” ), in grado di passare da toni molto bassi, quasi mormorati, a quelli alti, drammatici del fado, persino epici, in brani evocativi come “Renascer”, tema da “Mosé” (quello televisivo degli anni ’70) o “La Ballata di Sacco e Vanzetti” dal film omonimo, dove va a misurarsi con una voce del calibro di quella di Joan Baez, che è anche autrice del testo.
“A Rose Among Thorns”, tema dal film “ Mission “, è la dimostrazione che la voce umana può essere usata uno strumento musicale; ascoltando il brano, infatti, non si può fare a meno di confrontarlo con la versione originale, per oboe.
“ Nosso Mar ” dal film “ Metti una sera a cena ” ci riporta indietro nei favolosi anni sessanta a ritmo di bossa nova; un’esecuzione perfetta, una musica che trascina, di quelle che viene voglia di cantare e non ci si stanca mai di ascoltare; e che equilibrio, che precisione, che allegria!
Trascinante e sontuoso l’inciso di “ No Ano Que Ven” dal film “ Maddalena ”, mentre “I Girasoli”, scritta per la Pontes da Morricone, è una grande lezione di canto. Infine, le due versioni del tema dal film “Per le antiche scale”, una in inglese e l’altra in portoghese, danno, ancora una volta, prova delle incredibili capacità vocali e interpretative della Pontes. Tutto è accompagnato sempre da un’energia e da una partecipazione senza eguali.
Per chi, nella musica, non ha paura delle emozioni. Da ascoltare ad alto volume.

http://www.enniomorricone.com/
http://www.dulcepontes.net/

András Schiff – Ludwig van Beethoven – Integrale delle Sonate – Volume V

Mostro sacro del pianismo internazionale, András Schiff si è sobbarcato, da par suo, l’immane fatica dell’integrale delle sonate di Beethoven, monumento musicale tra i più difficili e complessi della produzione del compositore di Boon. Ricordiamo che András Schiff è nato il 21 dicembre del 1953 in quel di Budapest (quindi è anche giovanissimo…), ed ha studiato con maestri del calibro di Pál Kadosa, György Kurtág e Ferenc Rados all’Accademia Franz Liszt di Budapest, quindi con George Malcom a Londra. Eccelso interprete di Bach, il Nostro affronta Beethoven in maniera coinvolgente e l’ascoltatore che si avvicini alle sue registrazioni ha il raro piacere di sentire in maniera “nuova” sonate arcinote e spesso, purtroppo, con frammenti utilizzati per leit motiv commerciali. Profondità di analisi, dunque, che si traduce in un fraseggio di straordinaria pulizia ed in una invidiabile resa sonora. Qui prendiamo in considerazione l’uscita più recente di tale integrale, ossia il quinto volume, tradotto in un doppio CD con le seguenti sonate: numero 16 in Sol Maggiore (opera 31/1), numero 17 in Re minore “La Tempesta” (opera 31/2), numero 18 in Mi Bemolle Maggiore “La Caccia” (opera 31/3), numero 21 in do Maggiore “Waldstein” (opera 53). Inoltre è presente anche il dolcissimo ed avvolgente “Andante favori” in Fa Maggiore WoO (cioè senza numero d’opera) 57, giustamente inserito in questo CD in quanto era originariamente il secondo movimento della Waldstein. Ecco, ad illustrare la capacità di András Schiff basterebbe l’ascolto di questo prezioso frammento: un soavissimo “attacco” che sfocia poi su una serie di affascinanti variazioni. Il tocco è leggero, il motivo malinconico e la mente si apre a pensieri profondi. Di pari livello, naturalmente, le altre tracce, con una agógica che all’inizio può sorprendere (anche per la troppa familiarità che abbiamo con questi capolavori), ma che dopo un approfondito ascolto sconvolge per la sua originalità. Il libretto che accompagna i CD, dal buon corredo iconografico, offre una interessante conversazione su Beethoven tra il pianista e Martin Meyer, il celebre critico noto anche per il volume pubblicato da Adelphi “Il velo dell’ordine – Conversazioni con Martin Meyer” di Alfred Brendel, altro sommo artista di cui prima o poi ci occuperemo… A questo punto non ci resta che caldamente consigliare l’acquisto anche degli altri volumi dell’integrale, certi di proporre a chi ci legge un’integrale del Maestro di Boon tutta da assaporare e destinata a ribaltare i consueti canoni dell’arte beethoveniana. Un ultimo appunto riguarda, giustamente, l’incisione della ECM, che ci sembra bene all’altezza della situazione, con il pianoforte che si staglia perfettamente tra i due canali, offrendo all’ascoltatore un nitida timbrica ed una accuratezza sonica ragguardevole. Insomma, massimo dei voti… (E.R.)

Wolfgang Amadeus Mozart – Don Giovanni – Dramma giocoso in due atti K 527 su libretto di Lorenzo Da Ponte. Personaggi ed interpreti: Bryn Terfel (Don Giovanni), Sergei Koptchak (Il Commendatore), Renée Fleming (Donna Anna), Paul Groves (Don Ottavio),

Lo diciamo subito, così ci togliamo il pensiero. Don Giovanni è la nostra opera preferita e sullo scaffale dei dischi più cari ne conserviamo parecchie edizioni (naturalmente anche video), prima tra tutte quella di riferimento del compianto Carlo Maria Giulini (EMI 1959, con Eberhard Wächter nel ruolo di Don Giovanni, Giuseppe Taddei in quello di Leporello, di Joan Sutherland per Donna Anna e Elisabeth Schwarzkopf per Donna Elvira). Proprio perché è la nostra opera preferita, quindi, ci siamo letteralmente tuffati, a suo tempo, nell’acquisto del DVD con lo spettacolo del Metropolitan del 2000 firmato da Franco Zeffirelli, regista di grande valore ed enorme esperienza che ha di quest’opera una visione certamente aderente a stilemi classici. Non un innovatore, quindi, ma un ispirato grande professionista in grado di far “girare” uno spettacolo come il meccanismo di un orologio di grande marca. Questo Don Giovanni non fa certo eccezione e sia la compagine orchestrale (magistralmente condotta da un James Levine in particolare stato di grazia) che il gruppo dei cantanti contribuiscono non poco alla perfetta riuscita dell’opera. Zeffirelli, da par suo, toglie tutti i significati “extra musicali” che spesso vengono addossati al povero libertino licenzioso, facendolo apparire una volta come un pericoloso rivoluzionario ed un'altra volta come la punta più alta del progresso dell’età dei Lumi. Qui, grazie al cielo, nulla di tutto questo e la storia della filosofia, nonché quella delle idee, vengono giustamente ignorate per concentrare le energie dei cantanti e dell’orchestra sulla vicenda narrata da Lorenzo Da Ponte e così magistralmente messa in musica dal genio di Salisburgo. Passando agli interpreti occorre subito dire che il protagonista, Bryn Terfel, si rivela un eccellente Don Giovanni, completamente nella parte e capace di qualsiasi nefandezza pur di sedurre l’ennesima malcapitata. La voce di Terfel sa essere vellutata, morbida ed avvolgente (come di prammatica per un libertino che si rispetti), ma anche diventare aspra e dura nei momenti più difficili. Il cast femminile è ben centrato, con Donna Anna e Donna Elvira, rispettivamente Renée Fleming e Solveig Kringelborn, che si passano la palla della “sedotta ed abbandonata” con esiti sempre molto godibili ed intensi. Anche Zerlina (Hei-Kyung Hong) cade facilmente nella trappola di Don Giovanni e rischia, con la sua inesperienza, di mandare a monte le nozze con Masetto (John Relya). La cantante coreana è spumeggiante ed incosciente al punto giusto ed ha una presenza scenica ragguardevole. Non meno efficace ed ispirato il Don Ottavio di Paul Groves, capace di sentimenti nobili posti a difesa di Donna Anna, tra l’altro benissimo interpretati sulla scena. Ottimo anche il Commendatore, impersonato dal basso Sergei Koptchak, che dà della figura del padre di Donna Anna dei tratti teneramente onorevoli. Una lettura lineare, verrebbe da pensare leggendo la nostra recensione, limitata alla superficie della narrazione e non ad uno scavo più profondo della vicenda. Invece no, assolutamente. Zeffirelli riesce a tirar fuori da ogni personaggio spunti interessanti e giusti rilievi e prova ne sia di ciò l’eccellente Leporello di Ferruccio Furlanetto, che giganteggia nella sua assistenza a Don Giovanni e che nella scena del “catalogo” si rivela buon sodale del perfido libertino. La ripresa televisiva e del suono è del tutto all’altezza della situazione. Insomma, se vi piace il Don Giovanni nella vostra DVD teca non può mancare questa edizione… (E.R.)


AT FIRST LIGHT

AT FIRST LIGHT
Silje Nergaard
Universal 014-748-2

Forse alcuni addetti ai lavori conoscono già Silje Nergaard, e finalmente e’ arrivato il momento che anche il grande pubblico degli amanti della musica tout court scopra quest’artista completa (non solo interprete, ma anche compositrice di gran parte dei suoi brani), ed equilibrata, che alla professionalità unisce sobrietà, eleganza ma anche una certa dose di genuinità e un entusiasmo non comuni; ecco soprattutto una voce diversa, fresca, potremo dire squillante, un po’ fuori dagli schemi amati dal jazz, distante dai toni caldi e impastati, ma ugualmente armonica, eccellente dal punto di vista tecnico, certamente da ascoltare e riascoltare. A rappresentarla scegliamo “Lullaby to Erle”, minimalista, delizioso pezzo di chiusura dell’album “At first light” (2001 Universal); il brano, dichiaratamente una ninna nanna, mette insieme un non so che di tradizionale e di innovativo, di profondo e di superficiale, di malinconico e giocoso, riassumendo tutte le sfaccettature di questa vocalist norvegese che vanta già diversi album all’attivo e di cui e’ appena uscito l’ultimo prodotto “Darkness Out of Blue” sempre per la Universal, di cui speriamo di parlarvi quanto prima. Di formazione chiaramente jazz, ispirandosi, come racconta lei stessa in una videointervista in occasione di Umbria jazz Festival 2002, ad artisti del calibro di Joao Gilberto, Pat Metheny (che tra l’altro l’ha aiutata agli esordi ) Keith Jarret, ma anche Joni Mitchell, si dichiara un’amante della melodia. E si sente! Non disdegna infatti incursioni nel pop e quindi sperimenta e mescola diversi generi in maniera mai banale. Cosi’ in “At first light” spazia dalle old-fashioned “There’s always a first time” e “There’s trouble brewing”, alla Bossa Nova di “Now and Then”, alla ballata di “Be still my heart”, brano portante dell’album, alternando i brani nuovi (da lei composti su testi di Mike McGurk, scozzese di nascita ma scandinavo di adozione) con cover molto particolari, come nel caso della spumeggiante “Let there be love” di Ian Grant e Lionel Rand, swingata e ammiccante, che ci rimanda agli standard di cui la Neergard e’ una brava interprete, la deliziosa “Two Sleepy People” di Hoagy Carmichael e Frank Loesser (quante versioni ne conoscete? Beh, ascoltate questa e sarete conquistati dalla sua semplicità) la personalissima versione di “Blame it on the sun” di Stevie Wonder, altro artista eclettico cui si ispira dichiaratamente la Nergaard. Ottima la registrazione, inutile dirlo e, ultima notazione, ma non ultima, va ai musicisti, tutti impeccabili, tra i quali spicca Magnus Lindgren al sax, e nel brano “Japanese Blue” Arve Henriksen alla tromba. Per coloro che nella musica cercano qualità e un pizzico di buonumore. (GDS)

www.siljenergaard.com

Angela Hewitt – Johann Sebastian Bach – Il Clavicembalo Ben Temperato (48 Preludi e Fughe) BWV 846 – 893 – DDD – Hyperion CDS44291/4

Eclettica, giovane e frizzante come un ottimo champagne, Angela Hewitt, a nostro modo di vedere, rappresenta il pianismo del Terzo Millennio. Nata in una famiglia di musicisti (e non poteva essere altrimenti), ha rivelato subito le sue grandi doti, imponendosi all’attenzione di critici ed appassionati sin da giovanissima. Il suo repertorio spazia, per la dovizia di noi amanti del pianoforte, da Beethoven a Chopin a Messiaen, con una predilezione specifica per il grande musicista di Eisenach, di cui offre sempre interpretazioni fresche, assolutamente non pedanti e tali da intrigare anche l’ascoltatore meno coinvolto dalla musica del Kantor. Della Hewitt abbiamo già apprezzato numerose incisioni bachiane, che ci ripromettiamo tra non molto di sottoporre alla vostra attenzione. Anche nel caso di questo Clavicembalo Ben Temperato (un vero e proprio “monolite” affrontato con vari risultati dai più grandi pianisti e clavicembalisti), Angela Hewitt riesce a tirar fuori da una partitura non certo facile levità e leggerezza, affrontando i 48 preludi con relative fughe con una agilità fuori dal comune. A questo punto gioverà ricordare che i due Libri che compongono il Clavicembalo Ben Temperato constano di una “escursione”, se così vogliamo chiamarla, nella scala cromatica fino al completamento di tutte le tonalità maggiori e minori. Si inizia, appunto, con il Preludio e fuga in Do Maggiore, quindi si affronta il Do Minore, poi il Do Diesis Maggiore e Minore per approdare al Re (Maggiore e Minore), al Mi e così via. La lettura della Hewitt, come abbiamo già premesso, procede senza esitazioni, con un tocco preciso ed avvolgente che, immediatamente, fa mettere da parte l’annosa polemica sulla giustezza o meno di suonare queste musiche con un pianoforte moderno. Qui ci troviamo di fronte a Musica con la M maiuscola, a prescindere, a livello di musicologia, da quello che poteva essere il reale intento sonoro di Bach: musica da godere alla grande, senza tante sovrastrutture intellettualistiche, spesso ostacolo ad un sano lasciarsi andare all’ascolto di un magico suono come questo. Per parte nostra renderemmo obbligatoria la conoscenza dell’opera di Bach fin dalla più tenera età, e ciò per quello che la musica del compositore tedesco può fare in termini di benessere psicofisico. Ma, lasciando stare i nostri sogni di utopia musicale, è doveroso ricordare come questo cofanetto (che ha ricevuto numerosi premi dalla critica internazionale), nasca dal “Bach World Tour” della pianista, tour che si snoda anche nel nostro Paese con numerose tappe (per tutte le informazioni necessarie potete collegarvi con il sito di Angela Hewitt: www.angelahewitt.com ). Permetteteci poi una nota di sano sciovinismo nell’avvertire come la pianista canadese utilizzi uno strumento italiano, un prezioso gran coda Fazioli. Infine la qualità dell’incisione è assolutamente all’altezza della situazione: d’altra parte la Casa Hyperion ci ha da sempre abituati a creazioni eccellenti sia sotto il punto di vista musicale che tecnico. (E.R.)